Convegno
L'EUROPA ABBRACCIA L'AFRICA
MICROPROGETTI, MICROIMPRESE E MICROCREDITO
L'intervento dell'on. Antonio Tajani
Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l'Industria e l'Imprenditoria
Cara Presidente della Fondazione De Gasperi (Sig.ra Maria Romana De Gasperi)
Caro Presidente del COMECE (Monsignor Adryanus Van Luyn)
Caro Cardinale, Presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II per Il Sahel” (Cardinale Robert Sarah)
Caro Presidente del “Comitato di collegamento di cattolici per una Civiltà dell'amore" ( Ingegner Giuseppe Rotunno)
INTRODUZIONE
L'Europa è il primo donatore al mondo.
Solo l'anno scorso la Commissione europea ha destinato oltre 11 miliardi di euro in aiuti allo sviluppo.
Malgrado la crisi economica ci costringa a razionalizzare la spesa, contribuire allo sviluppo dell'Africa e di altre regioni del pianeta, resta un punto fermo, anche nel quadro della nostra strategia "Europa 2020".
Non a caso gli ultimi mesi sono stati importanti per le attività europee di cooperazione allo sviluppo.
L'Unione europea - infatti - ha riaffermato un forte e preciso impegno verso gli Obiettivi del Millennio, avviando al contempo un importante processo di riforma e rafforzamento degli strumenti di aiuto.
L'Africa - in particolare - è da sempre al centro della mia attenzione e del mio impegno personale.
Lo è stata in passato - come Parlamentare europeo e Commissario europeo ai Trasporti - e continua ad esserlo oggi, come responsabile dell'Industria e dell'Imprenditoria.
L'anno scorso ho partecipato ai summit UE-Africa di Tripoli ed Algeri e, giusto dieci giorni fa, ho ricevuto a Bruxelles il Commissario agli Affari economici dell'Unione Africana, Maxwell Mkwezalamba.
Questa serie di incontri si è rivelata promettente e proficua. Ve ne darò ampiamente conto più avanti, nel corso del mio intervento.
Prima vorrei fare una riflessione, insieme a voi, sulla missione e sui valori dell'Europa.
Qual è la missione dell'Europa nel mondo?
L’Europa è stata - ed è tuttora - un modello economico e sociale, frutto di una storia ultra-millenaria. Siamo una società aperta, multietnica, di 500 milioni di cittadini.
Non guardiamo soltanto all'interno dei nostri confini.
“Esportare” i propri valori significa essere partecipi, tutti, dei destini dell'Africa, della Somalia o di altre regioni del pianeta sconvolte da conflitti in corso o, comunque, più povere di noi.
Sicurezza interna e sicurezza esterna sono due facce della stessa medaglia. Anche per controllare la pressione migratoria, i partenariati per l'avvio di attività d'impresa e gli aiuti allo sviluppo sono degli strumenti efficaci e fondamentali.
E' vero che l'Unione europea è stata creata per l'obiettivo politico della pace, ma è altrettanto vero che il successo di questa costruzione dipende dalle basi economiche su cui poggia.
L’Europa economica, tuttavia, non può prescindere dall’Europa della solidarietà.
IL PRINCIPO DI SOLIDARIETÀ
Come ho avuto modo di affermare e ribadire in diverse occasioni, il principio di solidarietà è un valore tipicamente e profondamente europeo.
L'ipotetica "legge delle leggi", su cui i padri fondatori dell'Europa posarono la prima pietra della costruzione europea, è il principio di solidarietà, economica e sociale.
Solidarietà umana. Prima ancora che solidarietà tra Stati, tra governi, tra leader politici e religiosi.
Questo principio ha una doppia dimensione, perché vale sia all’interno che all’esterno dei confini dell’Unione.
Potrebbe spiegarcelo meglio di tanti altri la signora Romana De Gasperi, presente a questo incontro.
Ad oltre mezzo secolo dall’opera di suo padre, Alcide De Gasperi, non possiamo dimenticare che le conquiste dell’integrazione - come il Mercato Unico, l’Euro, l’Allargamento ai paesi dell'ex blocco sovietico - sono il frutto di un lungo cammino compiuto nel solco della solidarietà.
Un principio che dal Secondo Dopoguerra ad oggi ha assicurato pace e prosperità.
Statisti coraggiosi, come De Gasperi, hanno guidato l’Europa verso una nuova era, caratterizzata dalla creazione di nuove strutture, fondate su interessi comuni e Trattati destinati a garantire l’uguaglianza fra le nazioni.
Negli ultimi tre anni la crisi finanziaria - diventata solo in un secondo momento crisi economica e, quindi, crisi di fiducia - ha messo alla prova le conquiste dell’integrazione europea.
Grazie ai nuovi meccanismi di governance e al coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, l’Europa sta rispondendo a queste nuove sfide, nuove insidie, che mettono a repentaglio il progetto europeo.
Gli antagonismi nazionali non sono più accettabili.
Soprattutto allorché riproducono lo scontro tra ricchi e poveri.
Non è un’affermazione dal sapore universalista. Bensì è la mondializzazione dei nostri destini, economici e politici, ad imporci il rafforzamento della Casa Comune Europea.
Infine, un altro valore e tratto distintivo dell’azione europea è l’applicazione (sistematica) del principio di condizionalità per la tutela dei Diritti umani.
Il riconoscimento dei Diritti umani è un imperativo che l’UE ha fatto proprio sia sul piano interno, che su quello delle relazioni esterne.
L’affermazione di tale principio è, di per sé, un obiettivo della politica estera e commerciale dell’Unione.
Proprio nel contesto europeo si è affermata la condizionalità della cooperazione allo sviluppo al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto.
Pertanto le politiche e le azioni di sostegno allo sviluppo sono sottoposte al riconoscimento delle libertà fondamentali da parte dei Paesi beneficiari.
Oltre la metà dei finanziamenti ai Paesi poveri proviene dall’Unione europea e dai suoi Stati membri.
L'Unione europea e i suoi Stati membri hanno speso in aiuti pubblici ai Paesi in via di sviluppo 54 miliardi di euro nel 2010 (pari allo 0,43 % del loro PIL).
Si tratta di una cifra superiore ai livelli di aiuto pro-capite degli Stati Uniti o del Giappone.
L’obiettivo per il 2015 è arrivare allo 0,7% del PIL.
E gli "Obiettivi di sviluppo del millennio" sono parte integrante di questa politica. Come sapete, tali obiettivi vanno dal dimezzamento della povertà estrema, alla lotta contro l’AIDS, e la possibilità di offrire istruzione primaria a tutti.
I risultati non mancano. Tra il 2000 e il 2005 oltre 120 milioni di persone sono uscite dalla povertà.
Tuttavia, in alcuni campi gli obiettivi non verranno raggiunti entro il 2015. Ciò vale, ad esempio, per la riduzione del tasso di mortalità materna e infantile e per la fornitura di acqua potabile pulita.
Inoltre, dal 2001, l'iniziativa europea "Everything But Arms" (“Tutto fuorché le armi”) ha abolito i dazi e i contingenti su tutti i prodotti (ad eccezione delle armi) originari dei paesi meno sviluppati del mondo.
L'UE è stata il primo blocco di paesi industrializzati ad agire in questo senso.
Le relazioni commerciali privilegiate tra l’Unione e i suoi 79 partner del gruppo dei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) rappresentano un modello di apertura dei mercati dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri.
AFRICA: ACCESSO AL CREDITO PER LE PMI
Africa ed Europa condividono destini comuni.
Il Mediterraneo rappresenta - da millenni - un perfetto "ponte" tra le economie, le culture e le popolazioni dei due continenti.
Crescita & sviluppo restano un binomio irrinunciabile nei rapporti Europa-Africa.
L'Europa necessita misure concrete per la crescita, anche per compensare il rigore imposto dagli imperativi di consolidamento dei bilanci.
Dobbiamo fare in modo che la nostra economia torni a crescere. Un obiettivo che - nella congiuntura attuale - non può essere sostenuto e alimentato dalla domanda interna.
Ecco perché l'Europa guarda con rinnovato e forte interesse oltre la sponda sud del Mediterraneo, dove possiamo avviare nuove opportunità di cooperazione industriale e imprenditoriale.
Ci si presenta una situazione doppiamente vincente, perché l'Africa cresce attraverso una crescente richiesta di conoscenze e competenze degli europei.
Sia gli europei che gli africani sono al fianco delle istituzioni pubbliche e degli operatori economici, per affrontare sfide epocali, quali la lotta alla fame e alla mortalità infantile.
L'Africa è davvero il continente del futuro con un tasso di crescita che la crisi ha solo rallentato (ma non lo ha arrestato).
Nel 2010 il tasso di crescita è stato del 4,9%, mentre l’anno in corso dovrebbe chiudersi con una crescita più modesta, tuttavia robusta, secondo le stime che la indicano al 3,7%.
Un rallentamento sul quale pesano le recenti vicende politiche che hanno interessato il Nord Africa.
E insieme all'Unione Africana (UA) abbiamo avviato un ambizioso dialogo per fare far compiere un definitivo salto di qualità ai nostri rapporti.
Per farlo, ho sottolineato dobbiamo valorizzare le vere artefici di questo dialogo: le Piccole e Medie Imprese.
Dieci giorni fa ho firmato un memorandum d'intesa con il Commissario per gli Affari economici della Commissione dell'Unione Africana, Maxwell Mkwezalamba, per un percorso di collaborazione su diversi obiettivi.
1) Migliorare il contesto generale in cui le nostre imprese operano.
2) Ridurre gli oneri amministrativi.
3) Migliorare il quadro regolamentare e l'accesso alle risorse finanziarie.
4) Aprire i mercati rimuovendo le barriere al commercio.
5) Infine la nomina di un inviato speciale dell’Unione Africana per le PMI che diventerà l’interlocutore di pari livello del nostro inviato speciale, "Mr PMI Europa", Daniel Calleja Crespo.
La Commissione europea ha un patrimonio di esperienza da condividere con la Commissione dell'Unione africana. Innanzitutto, il Forum per l’accesso al credito delle PMI.
L’ SME Finance Forum ci ha consentito di identificare una serie di ostacoli per l’accesso delle imprese alle risorse finanziarie, aiutandoci a trovare soluzioni concrete, in Europa.
Si tratta di un meccanismo di dialogo permanente tra tutti quegli operatori che svolgono un ruolo in tale ambito.
Da un intenso lavoro compiuto nel corso dell’ultimo anno e mezzo, abbiamo tratto un Piano d'azione che ci apprestiamo ad adottare nei prossimi giorni.
E’ un'esperienza preziosa che potrà essere molto utile nel nuovo quadro di collaborazione rafforzata tra Unione europea e Africa.
Meno di un mese fa, lo scorso 9 novembre, ho presentato la nuova strategia sull'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.
Oggi internazionalizzare è un'opportunità anche alla portata delle PMI. Anzi, la loro agilità ed efficienza offrono una marcia in più per adattare la strategia commerciale ad ogni singolo mercato.
Ma le imprese non vanno abbandonate a se stesse.
Per questo motivo oggi, per la prima volta, abbiamo una strategia europea per l'internazionalizzazione.
Strategia fatta di maggiore ordine tra strumenti già esistenti ma anche di nuove soluzioni, nuovi “ferri del mestiere”.
Qualche esempio:
- Formazione di manager specializzati in internazionalizzazione per clusters e reti di impresa.
- Garanzie per favorirne l'aggregazione finalizzata all'export.
- Maggiore informazione, perché oggi molto già si fa ma le imprese non ne sono abbastanza informate.
- Non solo. Finalmente l'Europa mette la sua diplomazia al servizio delle PMI, con un punto di contatto per le imprese e un'attività di coordinamento delle iniziative private nei Paesi Terzi, certamente preziosa per migliorare i risultati ed evitare spese superflue. In pratica viene creata una piattaforma, Paese per Paese, per migliorare il coordinamento e creare sinergie.
Oggi siamo pronti a mettere queste due esperienze europee - l'SME Finance Forum e la nuova strategia per l'internazionalizzazione - al servizio di un impegno comune per la crescita e lo sviluppo in Africa.
In un periodo in cui le risorse finanziarie sono sempre più scarse - quindi anche quelle per l'aiuto allo sviluppo - occorre essere creativi per portare il "seme" dei progetti imprenditoriali e di nuovi posti di lavoro nelle comunità locali.
E’ quanto emerge anche da un recente “Libro Verde” presentato dal mio collega, il Commissario Piebalgs, competente per gli aiuti allo sviluppo.
Il modo in cui viene posto l'accento sulle sinergie col settore privato, può solo confortare la nostra decisione di spingere sull'internazionalizzazione.
Si riconosce, infatti, l'importanza di:
1) incentivare investimenti produttivi e durevoli, sviluppando iniziative che siano in gradi di catalizzare investimenti infrastrutturali, per accompagnare gli investimenti privati,
2) finanziare progetti che attraggono difficilmente fondi privati perché comportano un certo grado di rischio,
3) sviluppare forme di finanziamento con ripartizione dei rischi.
E non basta. La strategia mette l'accento anche sulla rilevanza dell'accesso al capitale e al credito a condizioni sostenibili, soprattutto per le micro, piccole e medie imprese.
Senza questo elemento non è possibile la crescita, non c'è sviluppo. E’ per questo motivo che sono certo che l'esperienza dell'SME Finance Forum sarà preziosa anche per l'Africa.
IL DIALOGO INTERRELIGIOSO E IL RUOLO DELLE COMUNITA’ RELIGIOSE
Sull’importante ruolo delle associazioni e delle comunità religiose, nonché sulla centralità del dialogo interreligioso, permettetemi di spendere alcune, poche, parole.
Il Presidente Barroso e tutta la Commissione europea sono impegnati - da anni - nel dialogo con le comunità religiose, confessionali e non.
Recentemente abbiamo organizzato e tenuto a Bruxelles un importante incontro con più di venti esponenti religiosi, in rappresentanza delle diverse confessioni.
Nel corso di questo incontro abbiamo discusso, in particolare, del ruolo delle religioni all’interno della società civile e il contributo che da esse può venire alla convivenza pacifica dei popoli.
Questo appuntamento è avvenuto nel nuovo contesto del Trattato di Lisbona, il cui articolo 17 prevede che l'Unione intrattenga un dialogo "aperto, trasparente e periodico" con le Chiese e le Comunità religiose.
Un altro importante tema trattato con i leader religiosi è stato quella della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, cui l’anno scorso abbiamo intitolato e dedicato l’Anno europeo 2010.
Una delle cinque priorità della strategia “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, riguarda proprio la promozione dell’inclusione sociale, in particolare attraverso l’obiettivo di riduzione della povertà, che mira a liberare almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà ed esclusione.
A questo impegno programmatico corrisponde una delle sette iniziative faro (flagship) di “Europa 2020”, la quale consiste nella Piattaforma europea per la lotta contro la povertà.
Questa Piattaforma ha il compito di integrare la dimensione sociale nelle diverse azioni e iniziative della Commissione.
E grazie alla mobilitazione favorita dall’Anno europeo, i governi dell’Unione hanno adottato un obiettivo di riduzione della povertà all’orizzonte 2020.
A tal proposito, siamo consapevoli che le chiese e le comunità religiose forniscono un contributo determinante, soprattutto nell’erogazione di servizi sociali.
Se vogliamo combattere efficacemente la povertà è essenziale servirci di questa antica esperienza.
La lotta alla povertà e all'esclusione sociale è un compito che richiede la collaborazione e la partecipazione di tutti - siano essi laici o esponenti religiosi - a livello locale, nazionale ed europeo.
In questo periodo di crisi economica, la nostra principale e, oserei dire, la più importante priorità, è ripristinare la sicurezza sociale ed economica.
Le comunità religiose danno un contributo fondamentale con la loro lunga esperienza in materia, sia attraverso l’incessante opera dei singoli, sia attraverso il lavoro delle loro associazioni sul territorio.
Questa esperienza - di cui il Comitato di collegamento dei cattolici per una Civiltà per l'amore rappresenta un modello - non è mai stata così importante e preziosa come nella fase di crisi attuale.
CONCLUSIONI
Il Santo Padre, nel saluto che ci ha inviato e che è stato letto in apertura dei lavori, ci ha incoraggiati a: "(..) promuovere la collaborazione tra i due continenti, Europa e Africa, mediante molteplici iniziative che favoriscano la reciprocità nella solidarietà (..)".
La Commissione europea crede fermamente nel principio di solidarietà, che trova la sua concreta applicazione anche, soprattutto, nel metodo comunitario e nell'impegno di tutti di abbandonare gli antagonismi e lavorare insieme, dentro e fuori dai nostri confini.
Grazie per la vostra attenzione! |